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Stefano Pozzoli (a cura di)
Guida pratica al bilancio consolidato negli enti locali
Il Sole 24 Ore - 2010
Il rendiconto di Comuni e Province, dopo anni di norme che prevedevano l’obbligo di esternalizzare servizi di ogni genere, è sempre meno significativo sia per il tipo di contabilità adottato sia perché racchiude una porzione ridotta di quello che fanno davvero gli enti locali, che si avvalgono spesso di società partecipate per produrre servizi. Da qui l’esigenza, da tempo propugnata in primo luogo da Francesco Staderini già come Presidente della Corte dei Conti ma ancora più in qualità di Presidente dell’Osservatorio per la Finanza e la Contabilità degli Enti Locali, di arrivare alla obbligatorietà del bilancio consolidato negli enti locali. Tale richiesta non è rimasta inascoltata ed oggi sono molte le norme, già approvate od in corso di approvazione che prevedono il bilancio consolidato per le pubbliche amministrazioni – è il caso della L. 196/2009, la legge di contabilità pubblica – ed in particolare per gli enti locali – prima fra tutte la L. 42/2009, legge per il federalismo fiscale, ma anche il disegno di legge per la Carta delle Autonomie. In sostanza il bilancio consolidato già oggi è previsto dalla normativa. E le uniche indicazioni operative su come realizzarlo si ritrovano nel Principio contabile per gli enti locali n. 4 (PCEL 4), titolato appunto il bilancio consolidato nell’ente locale, che viene preso come punto di riferimento in questo testo per illustrare come si arriva alla elaborazione di un bilancio consolidato in un comune o in una provincia. Il testo spiega, passo passo, la procedura da seguire, chiarisce le motivazioni delle scelte fatte in merito dal PCEL 4 e fornisce un’ampia esemplificazione sia di carattere generale sia con riferimento ad un caso specifico, rappresentato dal Comune di Pistoia, forse il primo comune di Italia che sta procedendo a redigere il suo bilancio consolidato seguendo il PCEL 4.
Stefano Pozzoli (a cura di)
Valutazione d'Azienda
Ipsoa - 2010
ato dall’esperienza di autorevoli esperti del mondo aziendale e professionale, il testo si propone, con un approccio pratico, operativo e basato sulla essenzialità e sulla sintesi, di fornire una visione dei principali metodi di valutazione: reddituali, patrimoniali, finanziari e misti. Ma non solo: il testo vuole essere uno strumento operativo per i professionisti, i consulenti e le aziende che permetta di apprendere come determinare il valore dell’azienda e di mettere immediatamente in pratica quanto appreso. A differenza dei principali manuali in argomento, l’approccio è molto più operativo, meno accademico e decisamente più “snello” per venire incontro all’esigenza di chi per mancanza di tempo non ha necessità di un approfondimento ma di soluzioni operative e di immediata applicazione. La nuova edizione affronta il tema professionale della redazione della perizia ed anche aspetti inusuali per i testi di valutazione ma non per la prassi operativa, come quello della valutazione delle imprese in perdita. È stata aggiunta anche una esercitazione che ripercorre l’applicazione dei metodi proposti.
link al sito dell'editore
Stefano Pozzoli (edited by)
Local Authorities' Accounting and Financial Reporting
FrancoAngeli - 2008
This book only intends to provide a contribution to comprehend and investigate more in depth the experience of some countries, which can be addressed as significant benchmark in the field of local authorities’ accounting and reporting. Hence, this volume provides readers with the choice of interpreting not only the accounting models of some European countries, but also of some Asian countries, such as Japan, and of the Anglo-Saxon world, such as the United States and Canada. The aim is to provide a critical analysis of case studies from a professional viewpoint – as shown by the background of many authors, who mainly come from the accounting profession (not only from IPASB, but also from the national Standard Setters). It is a critical – albeit not systematic – analysis: no considerations are made and no summary is attempted. It is up to readers to form their opinion about the similarities and especially the main differences of approach, which can be found also in countries which are apparently close to ours from the cultural viewpoint. Hence, the choice of presenting all contributions according to a plan which is probably not rational – namely dividing them into two parts (European countries and not) and listing them within these two groups, on the basis of their size in terms of population. We would like stress the importance of understanding the cultural and technical rationale underlying the approaches and feelings of those who come from other countries. Also, in this perspective, it is crucial to identify the measures adopted to tackle the problems which regularly prove to be approximately the same all over the world. It appears also clear that neglecting what happens abroad – whatever the field in which you operate – is not only an unjustified sign of conceit, but also an option which can hardly lead to a tangible improvement of the competitive ability of a country. Even carrying out deep systemic reform, there is the strong temptation to disregard what happens in the rest or the world, or even worse, to accept a simplified and trivial version of those which is, doing so, misleading. Unfortunately, the attitude to underplay the importance of other countries’ experiences – or to judge them wrongly – is often even stronger, when the public administration issues are tackled. The idea of sovereignty makes us cherish the illusion of being independent from international comparisons and not in need of exchange of opinions: therefore, there is the growing tendency to isolate ourselves from the rest of the world and build autonomous – though not necessarily effective - models. However, the fact of drawing inspiration from other countries also implies to start from the in-depth knowledge of the context where some reforms originated; the way in which they have been implemented; the cultural environment which has entailed – and possibly allowed – specific choices and which probably do not make them applicable to a country which has different structural characteristics and a different history.
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